Quanto il nostro pensiero può condizionare il nostro agire

I momenti difficili nella nostra vita sono inevitabili, è la vita! Il punto è quanto lasciamo che questi brutti momenti condizionino il modo in cui noi vediamo noi stessi, il mondo e le nostre possibilità.

Ho letto che la vita è 10% ciò che ci succede, 90% come noi reagiamo, ed io ne sono fermamente convinta. Facciamo un esempio. Proviamo a pensare a quando ci succede qualcosa di negativo, pensiamo «perché sono così sfigato?», «perché non ne faccio mai una giusta?», non è vero? Quando ci poniamo queste domande e parliamo a noi stessi in maniera negativa, la nostra mente funziona esattamente come Google: qualsiasi cosa noi digitiamo, lei la trova. Così se digitiamo «sfiga» lei troverà tutte le prove che «sì sei uno sfigato» e ti ricorderà tutte le volte che non hai fatto la cosa giusta. E come ti senti quando pensi di essere uno sfigato che non ne combina mai una giusta? Triste? Frustrato? Angosciato? Senza speranze? Lo stesso discorso vale per le emozioni. Abbiamo paura di non farcela? Digitiamo «paura» e la nostra mente troverà mille motivi per avere paura fino ad impedirci di agire. Non è cattiva, fa solo il suo mestiere, risponde alle nostre domande.

I nostri pensieri condizionano i nostri comportamenti e le nostre emozioni che a loro volta determinano i risultati che otteniamo.

A questo punto che fare? Innanzitutto, possiamo iniziare col porci domande migliori come ad esempio « Che cosa posso imparare da quello che è successo? Cosa posso fare di più o di diverso in futuro?». La nostra Google interna inizierà così a cercare soluzioni, permettendoci di attivarci in maniera positiva e funzionale al nostro problema.

Durante i colloqui con i miei counselee, ho notato che ci sono dei pensieri ricorrenti che ci limitano. Ecco i primi tre classificati.

Il primo tra tutti è che il nostro futuro sarà come il nostro passato.  Abbiamo sbagliato una volta e allora succederà la stessa cosa anche in futuro. Questo pensiero limita la nostra consapevolezza, la nostra fiducia in noi stessi, la nostra autostima. Il punto non è aver sbagliato, capita, ma come reagiamo noi di fronte a un nostro errore. È importante parlarsi con gentilezza, chiedersi che cosa non ha funzionato, che cosa non avevamo capito, che cosa abbiamo bisogno per fare meglio la prossima volta. Fare qualcosa con successo, piccola o grande che sia, comporta assumerci dei rischi e reagire con determinazione a dei possibili sbagli. Non dobbiamo permettere agli errori, ai fallimenti, di farci smettere di credere nelle nostre possibilità di avere successo.

Sul podio dei più gettonati troviamo anche “sempre” e “mai”. Questa generalizzazione comporta un’esclusione importante di quelle tante volte che ce l’abbiamo fatta, che abbiamo fatto bene, che siamo riusciti ed è una forma di autocompassione che limita le nostre potenzialità. Noi abbiamo il controllo di noi stessi e possiamo cambiare.

E come fare in quelle situazioni spiacevoli che non possiamo evitare? Proviamo a pensare, ad esempio, quando dobbiamo andare dal dentista per un’operazione che, sappiamo, sarà dolorosa. Certamente non ne saremo entusiasti ma anche in questo caso il nostro pensiero può fare la differenza. Possiamo disperarci e andare angosciati dal dentista, pensare che dopo avremo la bocca gonfia e dolorante, che non riusciremo a mangiare e saremo costretti a stare reclusi a casa oppure possiamo pensare che una volta finito l’intervento possiamo mangiarci il gelato che ci piace tanto, stare a riposo tutta la serata, coccolarci ed essere coccolati, guardarci il film che tanto avremmo voluto e che domani il nostro sorriso sarà migliore. Di fronte a una situazione spiacevole e inevitabile, abbiamo due possibilità: fare un elenco di tutte le cose negative (e può essere un elenco infinito) e concentrarci su questo oppure sbizzarrirci e fare una lista dei vantaggi e delle cose positive che possono derivarne.

A voi la scelta!